Added: Nov 22, 2008
From: ddcommunication
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LUSSEMBURGO - Piu' protezione per i depositi bancari, che dovranno essere garantiti almeno fino a 50.000 euro, e piu' flessibilita' sul fronte degli aiuti di Stato per salvare gli istituti in difficolta'. No, invece, al Fondo comune europeo che però per il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, resta l'unico, eventuale "piano B". Dipendera' da come le Borse reagiranno all'accordo raggiunto oggi dai 27 ministri finanziari dell'Ue.. "Questo e' il massimo possibile che oggi l'Europa poteva fare", assicura Tremonti. Del resto - spiega ricostruendo le ultime convulse 48 ore - "ieri lo scenario era da tana libera tutti, con ogni Stato europeo che sembrava andare per conto suo". Oggi invece "si sono serrati i ranghi", con un'azione coordinata decisa da tutto l'Ecofin. Innanzitutto sui depositi bancari.La soglia minima di garanzia a livello europeo viene innalzata dagli attuali 20.000 euro "ad almeno 50.000 euro". Ma "molti Stati membri - si legge nelle conclusioni - sono determinati ad innalzare la loro soglia minima a 100.000 euro". E per quanto riguarda l'Italia "e' pienamente in linea", sottolinea Tremonti, ricordando come con una soglia di 103.000 euro il nostro Paese ha la garanzia "piu' elevata di tutta l'Ue". La decisione di oggi serve comunque a rafforzare il coordinamento tra i vari Stati membri, con la Commissione Ue che dovra' al piu' presto presentare una proposta "per promuovere la convergenza" dei vari sistemi di garanzia dei depositi. Capitolo aiuti di Stato. L'Ecofin ha sancito la necessita', in tempi di grave crisi, di una maggiore flessibilita' nel giudicare i piani di salvataggio delle banche. Il tutto in un quadro di regole comuni che la Commissione Ue dovra' definire in una sorta di 'manuale' a cui tutti gli Stati dovranno fare riferimento, per evitare che si creino distorsioni della concorrenza. "Queste linee guida - ha spiegato la responsabile dell'Antitrust Ue, Neelie Kroes - saranno basate sulla nostra recente esperienza", quella dei piani di sostegno varati da diversi Paesi europei per salvare le proprie banche. "Non e' stato cambiato il Trattato di Roma - spiega un soddisfatto Tremonti - ma siamo passati dal divieto alle regole. Ora la Commissione europea invece di cacciarti subito nella stanza delle sanzioni ti accoglie nella stanza dei permessi". Accantonata per ora l'idea del Fondo comune europeo da alimentare col 3% del Pil di ogni Stato membro: proposta lanciata originariamente dall'Olanda, condivisa dalla Francia e rilanciata negli ultimi giorni dall'Italia. Ma i no di Berlino e Londra sono stati determinanti. Saranno ora i mercati a giudicare se la risposta dell'Ecofin e' sufficiente o no per frenare la crisi. Ma se così non fosse, per Tremonti il 'Fondone' resta l'unico piano B possibile. "Non era una cassa comune, un pentolone, come dice la Germania - spiega il ministro dell'Economia - ma una regola comune per avere in ogni Paese lo stesso sistema. Pensavamo che questo strumento potesse essere la risposta piu' forte e il messaggio piu' coerente da dare in questa situazione".Per Tremonti, comunque, il vero valore dell'intesa raggiunta oggi all'Ecofin sta nell'aver sancito un principio fondamentale: "Non esistono soluzioni nazionali" all'attuale crisi dei mercati. "Il sistema o e' veramente sistema o non regge", spiega il ministro, che bacchetta chi in Europa si e' reso protagonista di fughe in avanti non concordate: con questa crisi senza precedenti " non c'e' salvezza in un solo Paese".(ANSA).
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